Intervista a Cristiano Carriero: “Da imprenditore capisci il valore del tempo”.

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Ciao Cristiano e grazie per aver accettato di farti intervistare

Sono molto felice di ospitare Cristiano Carriero nella mia casa digitale. Leggendo il suo “Chi sono”si evince molta creatività.

“Per scrivere bene non basta aver fatto il classico.

E, ad essere sinceri, neanche una laurea in lettere con il massimo dei voti.
Se hai fatto un Master in Marketing e Comunicazione non hai certo appreso tutti i segreti del mercato.
E se hai scritto tre romanzi, beh, non è che hai dimostrato nulla.
Lavorare in una multinazionale e scrivere per il Presidente non ti cambia la vita.
Almeno finché non conosci la realtà di un’agenzia di Comunicazione.
Ma se fai solo il copy non entri nella testa dei Clienti.
Dovresti provare a fare anche l’account quantomeno.

E la formazione? Cosa insegni se non l’hai imparato sul campo, in azienda o da libero professionista?

Eppure sono convinto che questa sia un’ottima base per essere uno Storyteller”.

Secondo Cristiano Carriero, “Il mondo del lavoro è sempre stato diviso in management e operativi: chi comanda e chi fa. Io sono una figura intermedia. Creo i contatti, attuo le premesse, organizzo il caos”.Cristiano Carriero insegnaCristiano Carriero con i suoi alunni

1) Ciao Cristiano e grazie per aver accettato di farti intervistare. Dunque, ho la sensazione che offline e online ci sia troppa confusione in merito alle differenze tra Content Marketing, Storytelling e Brand Journalism, ci spieghi queste tre tipologie di comunicazione digitale?

“Diciamo che tutte le storie sono contenuti, ma non tutti i contenuti sono storie. E questo spiega già molto bene la differenza tra Content Marketing e Storytelling. La prima è una strategia che punta a generare lead (contatti) o vendite attraverso i contenuti. Lo storytelling è invece la capacità di comunicare attraverso delle storie. Una strategia che mira a valorizzare la brand awareness. Altro discorso ancora per il brand journalism. Fare BJ significa intercettare ciò che può essere rilevante, ed effettivamente di valore, per il pubblico di riferimento. È il passo successivo della comunicazione corporate, purché sia chiaro a tutti questo principio, tanto caro a Daniele Chieffi: “Io sono pagato da un’azienda e sto scrivendo per un’azienda”.

Le imprese hanno bisogno di raccontarsi senza essere autoreferenziali o di raccontare? Sento spesso parlare di aziende che devono mutarsi in Media Company, me nel concreto cosa significa?

“Una testata ha una redazione e una linea editoriale. Anche una media company dovrebbe averla. Dovrebbe produrre contenuti, ma prima ancora pensarli nell’ottica di un fruitore. E quindi trattare il cliente come un lettore, prima ancora che come uno che deve acquistare dei prodotti. Se ragioni così, non produci contenuti autoreferenziali nemmeno sotto tortura”.

3) I social network sono diventati una cassa di risonanza per tutti gli addetti ai lavori, per i brand, per il pubblico, e per le persone comuni che hanno interessi differenti rispetto alla comunicazione, ma da giornalista noto che troppe volte c’è più scontro che incontro, qual è la soluzione?

“I social network sono anche – è triste dirlo ma è così – un terreno di scontro. *Sui social, soprattutto su *Facebook, la polemica è sempre dietro l’angolo. Rispetto agli anni passati sono cambiate diverse cose. La più importante è che abbiamo una nuova consapevolezza: in una situazione di crisi, se chi ci contesta non è un nostro potenziale cliente, è inutile rispondere. Allo stesso modo è inutile pensare che tutti ci amino. O che aspettino con ansia il nostro ultimo post. Iniziamo noi – come comunicatori del brand – a prendere posizione. Oggi un’azienda per posizionarsi deve prendere posizione. A costo di scontrarsi con gli hater”.

NDR (*Anche su Twitter 😵)

4) Il tuo ultimo libro, “Lutto Libero”, pubblicato da Gelsorosso narra la fine della vita sotto un’ottica differente rispetto al concetto standard, probabilmente troppe volte si tende a vivere con superficialità e con rari sorrisi. Mi piacerebbe che ci raccontassi di un’esperienza privata o professionale che ti ha cambiato la vita in meglio.

Di esperienze professionali ne ho fatte tante, ma la vita cambia davvero quando fai l’imprenditore. Io ci sono arrivato dopo 12 anni da dipendente, in diverse realtà, dall’azienda multinazionale all’agenzia. Quando l’azienda è tua ti interessi alle persone, al loro futuro, alla loro felicità. Ti allontani un po’ dai power point a favore di altre cose. Capisci il valore del tempo, e dei collaboratori di valore. E, scusami se insisito, della fortuna di lavorare con persone piacevoli. Perché se sei imprenditore ti chiamano a pranzo, a cena, può capitare che lo facciano nel fine settimana. E allora devono essere persone con cui ti confronti volentieri, altrimenti ti viene voglia di mollare tutto subito. La mia grande capacità è stata quella di circondarmi di persone competenti e piacevoli.

5) La tua Puglia, la tua Bari, come sai anche io sono pugliese e molte volte sui canali social mi sono complimentato per ciò che fai di costruttive nella nostra terra di origine. Parlaci della tua Masterclass – La Content Academy, l’anno scorso ero tra il pubblico ed è stata un’importante esperienza di networking. Le novità di quest’anno?

Cristiano Carriero con i suoi colleghi

Il team della Masterclass – La Content Academy, guidato da Cristiano Carriero

“Innanzi tutto saremo circa 400 persone, contro le 100 dell’anno scorso. Lo faremo al vecchio Royal (Anche Cinema) dove alterneremo formazione ad eventi di intrattenimento, sempre sui temi dello storytelling. La vera novità è che puntiamo ancora di più sul narrative marketing. Forse questa parola l’ho inventata io, o magari ci aveva già pensato qualcuno. Ma è un evoluzione dello storytelling. Non solo comunicare attraverso delle storie, ma vendere con un marketing narrativo. Ho mischiato i relatori prendendo esperti di comunicazione come Paolo Iabichino, di tono di voce come Valentina Falcinelli e di algoritmi come Ale Agostini. Senza dimenticare tutti gli altri, dai social (Veronica Gentili e Nicola Carmignani) all’illustrazione passando per l’elogio della parola con Michele Dalai e Giulia Cavaliere. Insomma, un evento unico non solo per Bari ma per tutta l’Italia”.

Dare voce ad un collega professionale che rispecchia i miei valori è stato un onore, ma soprattutto è un bene per la mia community. Penso che nel giornalismo come nel digital marketing ci sia bisogno di coesione. La comunicazione è diventata dialogo dunque relazione.

Questo appunto vale anche i brand, dunque la valorizzazione di un’azienda transita dal gruppo e mai dal singolo perché da soli si possono vincere le partite, con la squadra di si “portano a casa” i campionati e le coppe.  Il mio lavoro consiste nel valorizzare attraverso la comunicazione integrata la tua impresa, contattami per una consulenza personalizzata.

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